Uno studio condotto dal Lawrence Berkeley National Laboratory, istituto di ricerca appartenente al Dipartimento dell’Energia (DOE) degli Stati Uniti, rileva che nel 2013 i costi delle installazioni fotovoltaiche negli USA sono diminuiti mediamente del 12% – 15% (a seconda delle dimensioni dei sistemi) rispetto al 2012, scendendo approssimativamente di 0,70 $USA/watt.
Il rapporto “Tracking the sun”, giunto alla sua settima edizione ha monitorato i prezzi delle installazioni fotovoltaiche dal 1998 alla prima metà del 2014, considerando circa 300.000 impianti fotovoltaici di vario tipo installati in 33 Stati degli USA (circa l’80% della capacità connessa alla rete).
La Cina ha ridotto le stime previsionali per la produzione del gas naturale da scisto (shale gas) nel 2020 a circa 30 miliardi di metri cubi. La produzione, valutata in circa 1,5 miliardi di metri cubi per l’anno in corso, dovrebbe superare 6,5 miliardi di mc l’anno prossimo e salire a circa 15 miliardi di mc entro il 2017. Con tali ritmi d’incremento, la produzione cinese di gas da scisto potrebbe raggiungere 30 miliardi di metri cubi/ anno nel 2020, un quantitativo considerevolmente inferiore rispetto al target di 90-100 miliardi di metri cubi che era stato ufficialmente annunciato nel 2012.
Con una mossa mirata a semplificare le attività del gruppo e ottenere un maggiore controllo diretto sulle operazioni svolte in America Latina attraverso la controllata Endesa S.A. (di cui Enel possiede il 92,06% del capitale), l’Enel ha avanzato un’offerta vincolante del controvalore di 8,25 miliardi di $ per acquisire l’interesse del 60,62% detenuto direttamente e indirettamente da Endesa nella società cilena Enersis S.A., società capogruppo per le operazioni in America Latina.
In particolare, verrebbero acquistate la partecipazione del 20,30% di Enersis, detenuta direttamente da Endesa, e il 100% del capitale di Endesa Latinoamérica S.A., che a sua volta detiene il 40,32% di Enersis.
In un nuovo rapporto di settembre 2014, intitolato “Rethinking Energy”, l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) ha esortato i paesi ad aumentare l’energia da fonti rinnovabili al 36% del consumo finale di energia totale del mondo entro il 2030, per risparmiare risorse ed evitare la catastrofe climatica.
L’Agenzia ha analizzato i sistemi energetici di 26 paesi che rappresentano il 75% del consumo globale di energia, sottolineando che un tale obiettivo sarebbe raggiungibile e accessibile – vedi la road map già tracciata da IRENA nel giugno scorso (Remap 2030) – e dovrebbe permettere di mantenere una traiettoria coerente con un livello di CO2 di 450 ppm, la soglia ormai comunemente accettata per limitare l’aumento della temperatura globale di soli 2 °C, rispetto ai livelli pre-industriali, entro il 2100. In base ai trend attuali, i piani nazionali si tradurrebbero, invece, solo in un aumento al 21% della quota di energie rinnovabili nel 2030, rispetto al 18% nel 2010.
La concentrazione dei gas a effetto serra nell’atmosfera ha raggiunto un nuovo record nel 2013.
A livello globale, la quantità relativa di anidride carbonica è salita a 396 parti per milione di molecole d’aria, secondo l’ultimo bollettino diramato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale delle Nazioni Unite (WMO), con un aumento di 2,9 parti per milione rispetto al 2012, segnando il maggior aumento annuale avvenuto dal 1984 ad oggi.
Con tale ritmo di crescita, la concentrazione media annua globale della CO2 potrebbe superare la soglia di 400 parti per milione già nel 2015, oppure nel 2016.
La CO2 permane per diverse centinaia di anni nell’atmosfera e ancora più a lungo negli oceani, con un impatto cumulativo sia sul riscaldamento globale sia sul fenomeno dell’acidificazione dei mari.
Nucleoeléctrica Argentina SA (NASA) e China National Nuclear Corporation (CNNC) hanno firmato un accordo di cooperazione nucleare, in base al quale la Cina parteciperà alla costruzione del nuovo reattore Atucha-3, presso il sito nucleare di Lima, cittadina distante circa 100 km. da Buenos Aires.
L’impianto di tipo ad acqua pesante pressurizzata (PHWR) sarà il quarto del paese, dopo i progetti di Atucha-1 (capacità netta 335 megawatt, basato su tecnologia Siemens, entrato in esercizio nel 1974), di Embalse, nella regione di Cordoba, (capacità netta 600 MW, fornito di tecnologia CANDU, in esercizio dal 1983) e Atucha-2 (capacità netta 692 MW, dotato di tecnologia Siemens e in esercizio da fine giugno 2014).
Secondo le previsioni di Goldman Sachs, nel 2018 le importazioni di carbone termico della Cina dovrebbero ridursi della metà rispetto a quelle previste nel 2014, aggirandosi nell’ordine di 140 milioni di tonnellate.
La banca d’affari americana ritiene che la Cina sia stata già superata dall’India, per l’anno in corso, come maggiore importatore mondiale di carbone da vapore: le sue importazioni infatti dovrebbero raggiungere circa 156 milioni di tonnellate, nel 2014, e passare a 230 milioni di tonnellate nel 2018.
Le compagnie OMV Petrom ed ExxonMobil Exploration and Production Romania Limited (EMEPRL) potrebbero investire tra 4,5 e 5,0 miliardi di dollari nello sviluppo del campo di gas naturale Domino-1 scoperto nel 2012 nelle acque profonde Mar Nero, se le sue riserve provate saranno confermate sufficientemente ampie.
In Brasile, il Senato ha approvato l’aumentato dei limiti consentiti per il blending di biodiesel e bioetanolo nei carburanti nel paese. L’ approvazione Legge, che entrerà in vigore una volta firmata dal Presidente, Dilma Rousseff, è arrivata dopo che un decreto emesso nel maggio scorso aveva stabilito l’aumento del tasso di miscelazione del biodiesel al 6% a partire dal mese luglio e del 7% a partire dal mese novembre 2014.
L’associazione dei produttori brasiliani di olio vegetale Abiove ha espresso la propria soddisfazione per l’approvazione della normativa, che avrà sicuramente l’effetto di rafforzare anche l’industria della soia del Brasile, che contribuisce a circa il 65% della produzione brasiliana di biodiesel.
Il governo cipriota ha annunciato di aver affidato a un proprio gruppo negoziale l’incarico di avviare trattative immediate con la joint venture italo-coreana Eni/Kogas e con la francese Total, mirate alla valorizzazione delle risorse di gas naturale dell’isola e allo sviluppo di un terminale di liquefazione del gas a Vasilikos.
Eni e Kogas sono titolari, rispettivamente con quote dell’80% e 20%, di tre permessi esplorativi offshore (Blocchi 2, 3 e 9), mentre la Total è titolare dei Blocchi 10 e 11. Sia Eni /Kogas sia Total hanno già firmato accordi iniziali con Cipro per quanto riguarda lo sviluppo di un progetto di esportazione di GNL, in caso di scoperta di adeguate risorse off-shore di gas naturale.
Il Ministero dell’Economia polacco ha presentato un documento sulla politica energetica nazionale al 2050 che sarà oggetto di consultazione fino al 1° settembre 2014. Il piano energetico, che non sarà giuridicamente vincolante – anche dopo la sua approvazione, prevista per il mese di settembre – ha lo scopo di aiutare le aziende a pianificare con un cero anticipo i loro orientamenti, ma anche quello di annunciare all’Unione europea che il paese intende ancora sostenersi abbondantemente sui combustibili fossili, nonostante gli obiettivi verdi dell’Ue.
L’obiettivo dell’Estonia di diminuire le emissioni di CO2 del 75% entro il 2050 rispetto al 1990 risulterebbe equivalente a un taglio di circa il 25% delle alle emissioni attuali della Repubblica baltica. Per raggiungere tale obiettivo, il paese dovrà ridurre soprattutto le emissioni derivanti dall’elevato impiego degli scisti bituminosi nella produzione di energia elettrica.
L’Estonia non è dotata di risorse fossili convenzionali come petrolio, gas naturale e carbone, ma possiede depositi molto importanti di scisti bituminosi (anche noti come Kukersite), che hanno un’età di circa 450 milioni di anni (Ordoviciano) e si estendono su una superficie di circa 2.000 kmq che attraversa trasversalmente l’intero paese.
Il governo britannico ha pubblicato un documento di analisi e consultazione, ”Next Steps in CCS: Policy Scoping Document”, che riepiloga le politiche e le azioni di governo finora adottate per la Carbon Capture and Storage (CCS) nel Regno Unito ed esplora i possibili percorsi per stimolarne gli sviluppi futuri.
Il documento, nel ribadire l’impegno del governo britannico per agevolare la riduzione dei costi delle tecnologie della CCS e favorire la loro diffusione, afferma la necessità che la CCS divenire “sfruttabile commercialmente entro un decennio” e a tal fine invita tutti le parti interessate a esprimere la loro opinione sulle politiche esistenti e quelle che potrebbero permettere il decollo di una seconda fase delle attività della CCS.
LUKOIL, la maggiore compagnia petrolifera integrata privata della Federazione Russa – che possiede lo 0,8% delle riserve mondiali di petrolio e contribuisce al 16% della produzione petrolifera della Federazione Russa e al 2,1% di quella mondiale – ha annunciato la vendita delle sue attività di distribuzione e marketing in tre mercati dell’Europa centrale – nella Repubblica Ceca, in Slovacchia e in Ungheria, nell’ambito di un piano di un “riposizionamento strategico” in Europa che include anche l’uscita dall’Ucraina, annunciata alla fine dello scorso mese di luglio.
Edison, EDF Energies Nouvelles e Fondi Italiani per le Infrastrutture (F2iSGR) hanno stipulato un accordo che porterà alla nascita del terzo operatore nel settore delle energie rinnovabili in Italia e che controllerà circa 600 MW di capacità (prevalentemente eolica) a seguito dell’accorpamento degli impianti di Edison Energie Speciali (EDENS) e di parte degli impianti di EDF E.N. Italia.
Enel Green Power (EGP) ha avviato la costruzione del suo primo parco eolico in Uruguay, situato nella zona di Cerro Largo, a circa 320 chilometri dalla capitale Montevideo. Per la sua realizzazione è previsto un investimento di circa 98 milioni di dollari.
Il parco Melowind avrà una capacità installata di 50 MW e sarà caratterizzato da un “load factor” di oltre il 47%, equivalente a più di 4.100 ore di esercizio all’anno. Una volta completato, sarà in grado di produrre più di 200 milioni di chilowattora (KWh) all’anno, evitando l’emissione in atmosfera di un quantitativo di gas serra equivalente a oltre 62 mila tonnellate di CO2 all’anno
Il Gruppo Mossi Ghisolfi ha annunciato la firma di un accordo di joint venture per costruire in Cina la più grande raffineria di bioetanolo cellulosico del mondo. A tal fine, la consociata M&G International S.à.rl, interamente posseduta da M&G Chemicals, ha stipulato una joint venture con la cinese Anhui Guozhen per costruire una raffineria verde a Fuyang (nella provincia orientale cinese di Anhui), che convertirà circa 970.000-1.300.000 tonnellate all’anno di residui agricoli in etanolo cellulosico, glicoli e sottoprodotti come la lignina.
Le quote azionarie di M&G e Guozhen nella joint venture sono rispettivamente del 70% e 30%, mentre l’investimento totale per la costruzione dell’impianto è stimato in circa 325 milioni di dollari. Le due società prevedono di annunciare, fra non molto, anche la creazione di una seconda società mista, per convertire la lignina in vapore ed elettricità (circa 45MW).
Cassa Depositi e Prestiti Spa (CDP) e State Grid International Development Limited (SGID) – società interamente controllata di State Grid Corporation of China – hanno avviato una trattativa, giunta ormai alla fase conclusiva, per la cessione da parte di Cassa Depositi e Prestiti di una partecipazione del 35% di CDP RETI Spa alla corporazione cinese SGID, per un controvalore stimato in circa due miliardi di Euro.
Secondo lo Scenario Centrale più recente pubblicato dalla European Wind Energy Association (EWEA), i paesi dell’Unione europea potrebbero installare circa 75GW di nuova capacità eolica nei prossimi 7 anni, con un incremento del 64%, rispetto al 2013, che farebbe aumentare la potenza complessivamente installata nella UE28 a 192,4 GW nel 2020.
Gli investimenti in nuovi parchi eolici, previsti tra 90 e 124 miliardi di Euro, contribuirebbero alla creazione di circa 100 mila nuovi posti di lavoro, facendo salire la forza lavoro totale impiegata nel settore a circa 354 mila unità.
Il consorzio industriale francese Exeltium ha siglato un accordo con EDF che permetterà di rimodulare i prezzi delle forniture di elettricità in modo tale da permettere alle imprese di recuperare competitività. In base al protocollo d’intesa, il prezzo dell’elettricità potrà essere diminuito immediatamente del 20% a fronte della possibilità – a seconda dell’evoluzione del prezzo di mercato dell’elettricità – di recuperare gli eventuali aumenti in un periodo successivo (a partire dal gennaio 2019).