Il sistema energetico della Repubblica Ceca riveste un ruolo importante per l’economia e la sicurezza del paese e della relativa area regionale europea, e consente al paese di essere il terzo maggiore esportatore di energia elettrica in seno all’Unione Europea. Nel suo complesso è caratterizzato da un’elevata intensità energetica del Prodotto Interno Lordo (PIL), nonostante i consumi procapite d’energia primaria siano più contenuti rispetto a una gran parte dei paesi europei, da un alto impiego del carbone e dell’energia nucleare e da una bassa dipendenza energetica dall’estero (minore del 25%, nel 2012), che risulta all’incirca la metà di quella registrata mediamente dall’insieme dei paesi UE27 (53%). Nel caso degli idrocarburi, invece, il livello d’indipendenza energetica è fortemente sbilanciato, arrivando a pesare meno del 3% per il petrolio e del 2% nel caso del gas naturale.
La Finlandia, che si estende per oltre un terzo del suo territorio al di sopra del Circolo Polare Artico ed è popolata prevalentemente nella sua estremità meridionale, presenta un consumo di energia procapite tra i più elevati a livello mondiale.
La scarsità a livello nazionale di riserve energetiche fossili tradizionali come petrolio, gas naturale e carbone, espone il paese a una forte dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, obbligandolo a perseguire un ampliamento della sicurezza energetica, una minore dipendenza dal carbonio e una crescente integrazione con il mercato energetico baltico.
Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), nel 2012 la produzione di energia primaria della Polonia è ammontata a 71,6 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Tep), con un aumento del 3,5% rispetto al 2011 (69,2 mln Tep). Il contributo fondamentale è derivato per circa l’87% dalle fonti fossili – ovvero da carbone e lignite (81%), gas naturale (5%) e petrolio (1%) – e per il resto da biomasse, biogas e biocarburanti (12% circa), energia idroelettrica (0,3%) e le altre fonti rinnovabili (0,4%).
Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), la domanda d’energia primaria della Svezia nel 2012 è stata di poco inferiore a 49 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Mtep), volume all’incirca simile a quello del 2011, comunque inferiore del 4,7% ai consumi del 2010 (circa 51 Mtep).
La copertura dei fabbisogni è stata assicurata in maniera pressoché equivalente dal settore nucleare e dalle fonti rinnovabili, con il 34% circa ciascuno, e per il rimanente 32% dalle fonti fossili. La Svezia è il paese membro dell’AIE con la percentuale più bassa di combustibili fossili nel mix energetico, mentre la quota del nucleare risulta seconda soltanto a quella della Francia.
Non potendo contare su riserve energetiche fossili degne di rilievo e neppure su centrali nucleari, la produzione nazionale di energia primaria del Portogallo è limitata soltanto alle fonti rinnovabili. Secondo le stime preliminari divulgate recentemente dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), il loro contributo nel 2012 è stato pari a circa 4,8 milioni di tonnellate petrolio equivalenti (Tep), risultando in declino rispetto ai 5,3 milioni di Tep registrati nel 2011 e ai 5,6 milioni raggiunti nel 2010.
La Spagna è il quinto consumatore di energia in Europa. Essendo priva di risorse significative di petrolio e gas naturale, che deve importare quasi totalmente, nell’ultimo decennio ha compiuto un notevolissimo sforzo per ampliare l’impiego delle fonti di energia rinnovabili, che sono arrivate ad assicurare attualmente oltre il 50% della generazione elettrica del paese. I consumi d’energia primaria, dopo un picco di 144 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (tep) registrato nel 2007, hanno registrato un costante declino nell’ultimo quinquennio, scendendo a circa 130 milioni di tep nel 2011 – secondo le stime elaborate dalla Comisión Nacional de Energia (CNE) – evidenziando un grado di autosufficienza energetica del 25%, in virtù di una produzione nazionale di 30,9 milioni di tep sostenuta principalmente dalla fonte nucleare, dal carbone, dall’energia idroelettrica, dall’eolico e dalle altre fonti rinnovabili.
Prima economia in Europa e quarta nel mondo, la Germania vanta anche il maggiore mercato dell’energia in Europa, caratterizzato da un’ampia diversificazione delle fonti energetiche impiegate, dalla presenza di grandi operatori (soprattutto nei settori del gas naturale e dell’elettricità) e da politiche energetiche sostenibili che pongono il paese ai vertici mondiali nel campo delle energie rinnovabili.
Situata al centro dell’Europa, di cui occupa la maggiore superficie tra tutti i 27 paesi della UE, la Francia presenta una delle economie industrializzate con la minore intensità di emissioni di gas ad effetto serra (CO2), grazie al ruolo del nucleare che sfiora circa il 45% dei consumi totali di energia e l’80% della generazione di elettricità. Con una produzione di energia primaria pari a circa 139 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (TEP), a fronte di una domanda primaria di circa 260 milioni di TEP, nel 2011 il paese complessivamente denotava un grado di autosufficienza energetica pari al 53,5%, pur dipendendo dall’estero per circa il 98% circa suoi approvvigionamenti di petrolio e di gas naturale.
Il Regno Unito, grazie alla notevole quantità di riserve di idrocarburi situate prevalentemente nel Mare del Nord, è ancora uno dei maggiori paesi produttori di petrolio e gas naturale in Europa, dove si classifica al secondo posto per la produzione di petrolio e al terzo per quella di gas naturale. Tuttavia, il declino produttivo dei giacimenti ha gradualmente eroso l’autosufficienza energetica del paese, trasformandolo, a partire dal 2005, in importatore netto di energia. La necessità di chiudere gli impianti nucleari, divenuti obsoleti dopo circa quaranta anni di servizio, e di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20% rispetto a quelle del 1990, ha spinto il paese a privilegiare il gas naturale tra il mix di combustibili utilizzabili.
La dimensione dell’economia e dei consumi interni di energia pongono la Turchia al sesto posto tra i paesi OCSE europei. Nel 2011, secondo le stime elaborate dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), gli approvvigionamenti di energia primaria del paese hanno registrato un aumento record (+8,6%), superando 114 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Tep).
Il compito di ricostruire il Paese dopo il 2003 è stato e rimane molto difficile. La riedificazione del paese richiede non solo il ripristino delle sue infrastrutture energetiche e petrolifere, stressate dalla mancanza di investimenti da guerre devastanti e anni di sanzioni, ma anche delle sue istituzioni politiche e dell’ambiente economico-sociale, oggetto di violenti attacchi e conflitti settari.
Con una popolazione di circa 191 milioni di abitanti e un reddito pro capite di circa 11.000 $USA nel 2010, il Brasile è la prima economia dell’America Latina.
Nell’ottobre 2010 si sono tenute le elezioni generali per la nomina del nuovo Presidente della Repubblica, della Camera e del Senato federali, dei Governatori e delle Assemblee dei singoli Stati e del Distretto Federale. La frammentazione partitica ha reso indispensabile la composizione di larghe alleanze, che si sono tradotte nella formazione di una coalizione comprendente 10 partiti al cui interno ha una funzione guida il Partito dei Lavoratori.
L’economia algerina ha registrato nell’ultimo decennio una crescita costante, ma continua a presentare una forte dipendenza dagli idrocarburi e una eccessiva presenza dello Stato. L’Italia è un suo importante partner commerciale, secondo acquirente e terzo fornitore Le riserve provate di idrocarburi del paese sono stimate in 12 miliardi di barili di petrolio e 4.500 miliardi di metri cubi di gas. Il potenziale è probabilmente maggiore, poiché il paese non è stato del tutto esplorato.