La sicurezza energetica continua a rappresentare la sfida più impegnativa per il paese, che produce soltanto il 21% dell’energia primaria totale consumata. La Lituania infatti è sostanzialmente priva di riserve significative di carbone e di gas naturale, mentre quelle di petrolio sono valutate soltanto in 2 milioni di tonnellate. Il legname e la torba rappresentano le fonti nazionali più importanti, dal momento che l’esiguo potenziale idroelettrico è già quasi del tutto sfruttato.
Nel triennio scorso la Rep. Slovacca ha migliorato il proprio livello d’autosufficienza energetica, nonostante l’esiguità delle sue risorse energetiche interne, per via di minori consumi d’energia, miglioramenti dell’efficienza e maggiori impieghi di fonti rinnovabili, con positivi risvolti sotto il profilo della sostenibilità ambientale e della riduzione delle emissioni di carbonio.
A fronte di un consumo d’energia primaria pari a 16,7 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (tep) nel 2012, in calo di oltre un milione di tonnellate rispetto al 2010 (17,8 mln tep), il grado d’indipendenza energetica si è ampliato al 38,6% (rispetto al 37% del 2011 e al 34,8% del 2010), in concomitanza della diminuzione più contenuta della produzione nazionale di energia (3,6 mln di tep).
Il sistema energetico della Repubblica Ceca riveste un ruolo importante per l’economia e la sicurezza del paese e della relativa area regionale europea, e consente al paese di essere il terzo maggiore esportatore di energia elettrica in seno all’Unione Europea. Nel suo complesso è caratterizzato da un’elevata intensità energetica del Prodotto Interno Lordo (PIL), nonostante i consumi procapite d’energia primaria siano più contenuti rispetto a una gran parte dei paesi europei, da un alto impiego del carbone e dell’energia nucleare e da una bassa dipendenza energetica dall’estero (minore del 25%, nel 2012), che risulta all’incirca la metà di quella registrata mediamente dall’insieme dei paesi UE27 (53%). Nel caso degli idrocarburi, invece, il livello d’indipendenza energetica è fortemente sbilanciato, arrivando a pesare meno del 3% per il petrolio e del 2% nel caso del gas naturale.
La Finlandia, che si estende per oltre un terzo del suo territorio al di sopra del Circolo Polare Artico ed è popolata prevalentemente nella sua estremità meridionale, presenta un consumo di energia procapite tra i più elevati a livello mondiale.
La scarsità a livello nazionale di riserve energetiche fossili tradizionali come petrolio, gas naturale e carbone, espone il paese a una forte dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, obbligandolo a perseguire un ampliamento della sicurezza energetica, una minore dipendenza dal carbonio e una crescente integrazione con il mercato energetico baltico.
Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), nel 2012 la produzione di energia primaria della Polonia è ammontata a 71,6 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Tep), con un aumento del 3,5% rispetto al 2011 (69,2 mln Tep). Il contributo fondamentale è derivato per circa l’87% dalle fonti fossili – ovvero da carbone e lignite (81%), gas naturale (5%) e petrolio (1%) – e per il resto da biomasse, biogas e biocarburanti (12% circa), energia idroelettrica (0,3%) e le altre fonti rinnovabili (0,4%).
Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), la domanda d’energia primaria della Svezia nel 2012 è stata di poco inferiore a 49 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Mtep), volume all’incirca simile a quello del 2011, comunque inferiore del 4,7% ai consumi del 2010 (circa 51 Mtep).
La copertura dei fabbisogni è stata assicurata in maniera pressoché equivalente dal settore nucleare e dalle fonti rinnovabili, con il 34% circa ciascuno, e per il rimanente 32% dalle fonti fossili. La Svezia è il paese membro dell’AIE con la percentuale più bassa di combustibili fossili nel mix energetico, mentre la quota del nucleare risulta seconda soltanto a quella della Francia.
Non potendo contare su riserve energetiche fossili degne di rilievo e neppure su centrali nucleari, la produzione nazionale di energia primaria del Portogallo è limitata soltanto alle fonti rinnovabili. Secondo le stime preliminari divulgate recentemente dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), il loro contributo nel 2012 è stato pari a circa 4,8 milioni di tonnellate petrolio equivalenti (Tep), risultando in declino rispetto ai 5,3 milioni di Tep registrati nel 2011 e ai 5,6 milioni raggiunti nel 2010.
La Spagna è il quinto consumatore di energia in Europa. Essendo priva di risorse significative di petrolio e gas naturale, che deve importare quasi totalmente, nell’ultimo decennio ha compiuto un notevolissimo sforzo per ampliare l’impiego delle fonti di energia rinnovabili, che sono arrivate ad assicurare attualmente oltre il 50% della generazione elettrica del paese. I consumi d’energia primaria, dopo un picco di 144 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (tep) registrato nel 2007, hanno registrato un costante declino nell’ultimo quinquennio, scendendo a circa 130 milioni di tep nel 2011 – secondo le stime elaborate dalla Comisión Nacional de Energia (CNE) – evidenziando un grado di autosufficienza energetica del 25%, in virtù di una produzione nazionale di 30,9 milioni di tep sostenuta principalmente dalla fonte nucleare, dal carbone, dall’energia idroelettrica, dall’eolico e dalle altre fonti rinnovabili.
Prima economia in Europa e quarta nel mondo, la Germania vanta anche il maggiore mercato dell’energia in Europa, caratterizzato da un’ampia diversificazione delle fonti energetiche impiegate, dalla presenza di grandi operatori (soprattutto nei settori del gas naturale e dell’elettricità) e da politiche energetiche sostenibili che pongono il paese ai vertici mondiali nel campo delle energie rinnovabili.
Situata al centro dell’Europa, di cui occupa la maggiore superficie tra tutti i 27 paesi della UE, la Francia presenta una delle economie industrializzate con la minore intensità di emissioni di gas ad effetto serra (CO2), grazie al ruolo del nucleare che sfiora circa il 45% dei consumi totali di energia e l’80% della generazione di elettricità. Con una produzione di energia primaria pari a circa 139 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (TEP), a fronte di una domanda primaria di circa 260 milioni di TEP, nel 2011 il paese complessivamente denotava un grado di autosufficienza energetica pari al 53,5%, pur dipendendo dall’estero per circa il 98% circa suoi approvvigionamenti di petrolio e di gas naturale.
Il Regno Unito, grazie alla notevole quantità di riserve di idrocarburi situate prevalentemente nel Mare del Nord, è ancora uno dei maggiori paesi produttori di petrolio e gas naturale in Europa, dove si classifica al secondo posto per la produzione di petrolio e al terzo per quella di gas naturale. Tuttavia, il declino produttivo dei giacimenti ha gradualmente eroso l’autosufficienza energetica del paese, trasformandolo, a partire dal 2005, in importatore netto di energia. La necessità di chiudere gli impianti nucleari, divenuti obsoleti dopo circa quaranta anni di servizio, e di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20% rispetto a quelle del 1990, ha spinto il paese a privilegiare il gas naturale tra il mix di combustibili utilizzabili.
La dimensione dell’economia e dei consumi interni di energia pongono la Turchia al sesto posto tra i paesi OCSE europei. Nel 2011, secondo le stime elaborate dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), gli approvvigionamenti di energia primaria del paese hanno registrato un aumento record (+8,6%), superando 114 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Tep).