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27 Paesi Membri UE hanno raggiunto un accordo sul petrolio russo: stop all’importazione via nave di greggio, si prevede una riduzione del 90%. L’accordo raggiunto dopo quasi un mese di negoziati ha dovuto conciliare la posizione contraria di Slovacchia, Repubblica Ceca, Bulgaria e Ungheria. Il Consiglio annuncia che avvierà una nuova fase di dialogo per fermare anche le importazioni tramite Oleodotti e Germania e Polonia dichiarano che fermeranno i flussi su Druzhba.
Il Consiglio comunica che l’embargo sarà inizialmente parziale e atto a contrastare la Russia nel conflitto in Ucraina, con Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel che precisa che l’effetto immediato taglierà il 75% delle importazioni petrolifere russe, mentre entro fine anno la percentuale salirà al 90%. A seguito dell’annuncio il prezzo del Brent ha raggiunto i 120 $/b.
Sono state previste anche “misure di emergenza per garantire la sicurezza delle forniture” se dovessero presentarsi “improvvise interruzioni dell’approvvigionamento”. Questa la concessione fatta al primo ministro Ungherese Viktor Orban, inizialmente opposto all’Embargo e preoccupato da possibili interruzioni di Mosca dell’oleodotto Druzhba.
Alla Commissione, viene affidato il compito di “assicurare il monitoraggio e riferire periodicamente al Consiglio in merito all’attuazione delle misure per garantire condizioni di parità nel mercato unico UE e la sicurezza dell’approvvigionamento”.
Secondo i dati AIE (riferiti al novembre 2021) l’Italia importa da Mosca appena il 10% del suo fabbisogno, anche se la raffineria Isab di Priolo appartenente a Lukoil continua ad acquistare la quasi totalità del greggio dalla Russia per proprie difficoltà di credito. I paesi UE più dipendenti dal petrolio russo sono Lituania (83%), Finlandia (80%), Slovacchia (75%), Polonia (58%), Repubblica Ceca (50%) e Ungheria (42%). Tra questi i paesi balcanici hanno maggiore difficoltà a diversificare in quanto il principale strumento di importazione è proprio l’oleodotto Druzhba che attraversa Ucraina e Bielorussia.
Per far fronte a questo il ministero degli esteri ungheresi, Peter Szijjarto, ha comunicato un accordo con il governo Croato per una importazione alternativa attraverso l’oleodotto Adria, collegato al terminale di Omišalj, nei pressi di Fiume, che potrebbe rifornire l’Ungheria di 10 milioni di tonnellate l’anno.
La Repubblica Ceca ha invece ottenuto dal Consiglio un’esenzione specifica all’embargo e alla richiesta della Polonia di vietare gli scambi di greggio e prodotti di origine russa tra i membri UE, ma solo per quanto riguarda le importazioni di diesel prodotto in Slovacchia con petrolio russo. Ciò a causa dall’alta percentuale (30%) di diesel consumato in Repubblica Ceca prodotto dalla raffineria slovacca Slovnaft.
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Fonte: Consiglio Europeo
