Presentato il rapporto 2014 della Global Electricity Initiative
In occasione della Conferenza di Lima di inizio dicembre la Global Electricity Initiative (GEI*) ha presentato il Rapporto GEI 2014. L’Iniziativa costituita nel 2012 da World Energy Council (WEC), World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) e Global Sustainable Electricity Partnership (GSEP) elabora, tra le altre attività, un’indagine annuale tra le Utilities sulle principali problematiche del settore elettrico globale. Il rapporto 2014 ha coinvolto aziende che detengono l’80% della capacità di generazione globale.
Le risultanze e i messaggi emersi dall’indagine hanno messo in evidenza le divergenze tra quanto si discute a livello internazionale in termini di necessità del settore elettrico mondiale e i trend e le priorità invece indicate dagli operatori per il medio-lungo termine.
Interrogate, infatti, sui temi che nel lungo periodo, orizzonte 2035, richiederanno maggiore attenzione da parte delle Utilities, la gran parte di esse ritiene l’accessibilità/economicità dell’energia elettrica e l’adattamento al climate change altrettanto importanti rispetto alla mitigazione dei cambiamenti climatici. In particolare, tutte le Utilities intervistate ritengono necessaria una focalizzazione sulle misure di adattamento ai cambiamenti del clima, sia attuali sia futuri, poiché i tempi d’azione per la mitigazione dei cambiamenti climatici sono ormai molto stretti e bisognerà simultaneamente impegnarsi su entrambi i fronti.
Una quasi unanimità (97%) si registra anche sulla percezione da parte delle aziende elettriche della scarsa propensione dei consumatori ad accettare costi dell’elettricità più alti a fronte di un sostegno alle energie carbon-free. Non si può fare a meno di notare la discordanza di tale posizione rispetto al consenso generale dell’opinione pubblica (composta dagli stessi consumatori) sulla necessaria promozione delle rinnovabili da parte dei governi in sostituzione delle fonti tradizionali più inquinanti.
Inoltre, le tecnologie di stoccaggio dell’energia sono ritenute un elemento chiave soprattutto per la crescita delle rinnovabili all’interno dei sistemi elettrici, mentre il 94% delle Utilities ritiene l’aspetto della sicurezza degli approvvigionamenti un’altra delle aree su cui lavorare prioritariamente.
In tema di efficienza energetica – fattore di opportunità – gran parte delle utilities sono preoccupate dall’adozione, in molti paesi, di regole per la riduzione delle emissioni inquinanti in un contesto economico non favorevole. Tale fenomeno, secondo l’81% delle aziende elettriche intervistate, potrà comportare difficoltà economiche alle aziende elettriche strette tra la riduzione della domanda e il ridimensionamento dei ricavi dovuto alle politiche di efficienza energetica.
Passando al tema dell’integrazione delle fonti rinnovabili, il 73% delle utilities ritiene che le smart grids e gli smart meters siano fondamentali e il 62% delle aziende dichiara di star sviluppando con qualche difficoltà soluzioni di integrazione delle rinnovabili, nonostante alcuni casi di successo registratisi in Europa, USA e Asia negli ultimi anni.
Anche il tema dell’acqua è all’attenzione delle Utilities mondiali con il 61% delle aziende che considera la disponibilità di questa risorsa una questione sempre più urgente. In tale ambito sono state avviate numerose iniziative di preservazione delle risorse/riserve idriche in collaborazione con gli stakeholder del settore.
Minor condivisione, tra i temi presi in considerazione dallo studio, si registra sulle potenzialità delle tecnologie low-carbon e in particolare sulla Carbon Capture and Storage (CCS): solo il 44% delle Utilities sta valutando attività di CCS, pur non ritenendola oggi una soluzione commercialmente matura.
Passando ai messaggi salienti per decisori politici da parte del rapporto GEI 2014, le compagnie elettriche lamentano un’esposizione a segnali e priorità contraddittorie tra loro provenienti da differenti stakeholder. I soggetti che avanzano le istanze, inoltre, si aspettano che le utilities rispondano simultaneamente alle varie richieste: a titolo di esempio, riduzione delle emissioni inquinanti, prezzi competitivi per i consumatori, standard di qualità ed efficienza elevati, restituzione dei dividendi all’azionista statale. Peraltro, gli strumenti che le aziende elettriche hanno per rispondere a tali richieste sono limitati dalla natura regolamentata di gran parte delle proprie attività, incluse quelle che riguardano la mitigazione dell’impatto ambientale. Quest’ultimo aspetto pertanto limita lo spettro delle opzioni che le aziende potrebbero valutare, ad esempio, in termini di possibilità o meno di utilizzo di una determinata tecnologia.
Inoltre, la GEI sottolinea che gli sviluppi tecnologici degli ultimi anni e le esigenze di protezione ambientale e di sicurezza degli approvvigionamenti porteranno ad una crescente penetrazione delle fonti rinnovabili nei sistemi elettrici, a complemento delle fonti tradizionali che sono previste avere, ancora al 2035, il ruolo principale nella generazione elettrica con carbone e gas naturale in testa (48%). Anche il nucleare è previsto mantenere un ruolo di rilievo nel futuro mix elettrico delle Utilities GEI raggiungendo il 25% dell’intera produzione.
In merito alla possibilità di accesso universale all’energia elettrica in Africa ed Asia, obiettivo politico condiviso a livello internazionale da perseguire entro il 2030, il rapporto GEI sottolinea come questo non sarà raggiungibile se i governi, l’industria e la comunità internazionale non adotteranno azioni correttive immediate, rispetto allo scenario tendenziale, che prevedano un modello di business innovativo e un approccio alla tematiche energetiche più attento ai temi dell’accesso/economicità dell’energia e dell’adattamento ai cambiamenti climatici. In particolare, le Utilities GEI concordano sul come l’espansione e l’integrazione delle reti elettriche siano le opzioni più efficaci per dare un maggiore accesso all’elettricità a un numero sempre maggiore di persone. Le soluzioni off-grid sono invece ritagliate per realtà locali particolari.
Tra gli strumenti che dovrebbero favorire lo sviluppo di forme di energia carbon-free, invece, proprio quelli basati sulla fissazione del prezzo della CO2 attraverso meccanismi di mercato sono ritenuti i più incerti. Potenzialmente tali meccanismi potrebbero impattare in modo negativo sullo sviluppo delle rinnovabili lì dove sono adottati. Il prezzo della CO2 dovrebbe raggiungere livelli decisamente più elevati rispetto a quelli attuali al fine di stimolare efficacemente gli investimenti nel settore delle tecnologie rinnovabili low-carbon.
di Paolo D’Ermo e Paolo Storti
*Il GEI mira a costituire una community mondiale di energy leader che mediante l’identificazione, l’analisi e la divulgazione dei principali trend e best practices del settore, realizza studi periodici per facilitare l’azione di questi soggetti volta ad una maggiore diffusione dell’accesso all’energia.Il GEI trasmette i risultati delle proprie analisi e le principali istanze dei leader del settore, ai policy makers perché possano meglio indirizzare il loro operato verso obiettivi globali condivisi. Il GEI partecipa e contribuisce alle attività del World Energy Council collaborando alla realizzazione di studi e rapporti internazionali.
