05
ago
Prima del disastro di Fukushima del marzo 2011, a livello globale, era in atto un vero e proprio “rinascimento del nucleare” sospinto principalmente dalla volatilità e dall’aumento dei prezzi dei combustibili fossili, da preoccupazioni ambientali legate alle emissioni di CO2 e dell’esigenza di incrementare la sicurezza degli approvvigionamenti. Il parco esistente, composto da 442 reattori in funzione in 30 diversi paesi, stava infatti subendo un processo di rinnovamento e implementazione, con 158 nuovi reattori pianificati e 323 proposti in 47 paesi.