Petrolio in attesa di indicazioni sull’economia mondiale
Di Vittorio D’Ermo (Articolo pubblicato su QuotidianoEnergia del 11 aprile 2023)
L’inizio del mese di aprile è stato segnato dalla decisione dell’OPEC Plus, a guida saudita e russa, di operare nuovi tagli alla produzione a partire dal mese di maggio. I due paesi leader dell’organizzazione si sono trovati d’accordo in una mossa, non molto apprezzata dagli Stati Uniti, capace di garantire alla Arabia Saudita le entrate necessarie per il piano di sviluppo ed alla Russia di contenere le minori entrate legate alle conseguenze della disastrosa guerra con l’Ucraina .
Nella giornata di lunedì 3 aprile le quotazioni dei greggi, già in aumento, hanno così registrato un balzo che le ha collocate in fasce di riferimento che sembravano essere state abbandonate sotto la spinta delle cattive notizie in arrivo dal mondo finanziario e dalle incertezze sulla crescita economica . In effetti i fattori di preoccupazione non sono venuti meno ma la mossa dell’OPEC è stata sufficiente a riaccendere i timori di una carenza di offerta che aleggia sul mercato anche sullo sfondo della transizione verso un peso crescente delle rinnovabili anche nel settore dell’autotrazione, traguardo su cui l’Unione Europea è particolarmente impegnata.
Al rialzo di lunedì 3 aprile non sono però seguiti nuovi aumenti in quanto sono riemerse le preoccupazioni sul piano economico e finanziario a patire dai timori per nuovi rialzi dei tassi di interesse ; le difficoltà dell’economia mondiale sono state evidenziate nelle anticipazioni nel rapporto di primavera del Fondo monetario internazionale, di prossima pubblicazione, che prevede per l’anno in corso una crescita dell’economia mondiale del 3 %, insufficiente per determinare un balzo della domanda di petrolio nonostante il sostegno dei paesi asiatici.
Il Brent dopo aver toccato nella prima seduta della settimana quota 85,6 $/b che non si era più registrata dagli inizi di marzo, in occasione dell’ultimo ciclo di aumenti, ha perso terreno pur mantenendosi nella fascia superiore agli 80 $/b. Gli ultimi dati dell’EIA DOE, che hanno evidenziato una riduzione delle scorte di greggio e benzina a fronte di una buona intonazione della domanda che ha toccato i 20,6 milioni di b/ b/g rispetto ai 19,4 di un anno fa con il supporto della benzina, che è tornata a superare il traguardo dei 9,3 milioni di b/g , più che determinare nuove spinte rialziste hanno facilitato la stabilizzazione dei prezzi sui nuovi livelli. La quotazione media settimanale del Brent è stata infatti pari a 84,5 $/b , rispetto alla media di marzo pari a 78,5 $/b .
La media settimanale del WTI era stata pari a 80,5 $/b ritornando quindi sopra la soglia di attenzione degli 80 $/b. Il rimbalzo dei prezzi del petrolio si è trasmesso, ma non nella stessa misura, anche al mercato dei prodotti ed in particolare alla benzina, favorita dalla stagionalità. Il prezzo medio settimanale di questo prodotto, CIF Genova , si è infatti attestato a 932,8 $/t, rispetto ai 900 della settimana precedente ma ancora sotto i 1056,5 di un anno fa . La quotazione media del diesel nello stesso periodo è stata di 799,2 $/t confermando la distanza di questo distillato dalla benzina che è arrivata a quota 135,4 $/t . La quotazione media settimanale dell’olio combustibile, a basso tenore di zolfo, è salita a 494,8 $/t rispetto ai 464,8 di quella precedente; in aumento anche l' olio c. ad alto tenore di zolfo scambiato a 458,6 $/t rispetto ai 419,6 della settimana precedente, con Il differenziale tra i due prodotti che si è portato a 36,2 $/t . I margini di raffinazione hanno subito un arretramento a causa della insufficiente valorizzazione dei prodotti che non hanno risposto nella stessa misura agli aumenti dei prezzi del greggio determinati da decisioni di tipo politico .
Con riferimento ad un greggio tipo Brent, lavorato a TRC (Topping ,Reforming e Cracking ) il margine di raffinazione si è attestato in media settimanale intorno agli 11 dollari per barile, mentre quello relativo ad un greggio medio con le caratteristiche dell‘Ural, come ad esempio il Dubai, con maggiori rese di prodotti medi, si è mosso intorno ai 13 dollari per barile ; il margine per un greggio tipo Iranian Heavy si è mosso intorno ai 9 dollari per barile. I prezzi del gas naturale all’HUB olandese TTF si sono mossi ancora sotto la soglia dei 50 EURO /MWH con una media settimanale di 47,1 EURO /MWH rispetto ai 44,0 di quella precedente ed i circa 100 dello stesso periodo del 2022.
L’indicatore QE del caro-energia in Europa, rappresentato dalla media settimanale dei prezzi del Brent e del gas scambiato all’HUB olandese TTF, ambedue espressi in dollari per barile, è ancora tornato a salire portandosi a 84,8 $/b spinto, in particolare, dall’aumento del prezzo del petrolio comunque ancora sotto di quello del gas, sempre in termini di parità calorica.






Vittorio D’ermo – Articolo pubblicato su Quotidiano Energia del 11 Aprile 2023

