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Prima del disastro di Fukushima del marzo 2011, a livello globale, era in atto un vero e proprio “rinascimento del nucleare” sospinto principalmente dalla volatilità e dall’aumento dei prezzi dei combustibili fossili, da preoccupazioni ambientali legate alle emissioni di CO2 e dell’esigenza di incrementare la sicurezza degli approvvigionamenti. Il parco esistente, composto da 442 reattori in funzione in 30 diversi paesi, stava infatti subendo un processo di rinnovamento e implementazione, con 158 nuovi reattori pianificati e 323 proposti in 47 paesi.

Tabella 1_Articolo Clerici

La situazione mondiale del nucleare al 10 Marzo 2011, il giorno prima dell’incidente di Fukushima

A seguito del disastro, fatte salve Giappone e Germania che hanno messo immediatamente fuori servizio rispettivamente 4 e 8 unità, le centrali nucleari in funzione e i progetti di centrali già in costruzione non sono stati fermati, ma solamente sottoposti all’ implementazione di piani di sicurezza e controllo più accurati che hanno però parallelamente determinato un sensibile aumento dei costi. Tra i paesi che hanno rinunciato al nucleare quindi (Germania, Svizzera, Italia e Venezuela) solamente la decisione della Germania ha impattato significativamente sul settore con la chiusura immediata di 8 centrali e delle rimanenti 9 entro il 2022.

A livello globale si è diffusa nell’opinione pubblica la cultura del “non nel mio cortile”, con il grande pubblico contrario alla realizzazione di impianti sul proprio territorio e tanto più in zone vulnerabili ai disastri naturali. I sostenitori del nucleare ritengono però che l’esperienza di Fukushima possa servire da lezione per operare un costante miglioramento ed uno sviluppo tecnologico per prevenire incidenti di questo tipo e sostengono che i cosiddetti reattori di III generazione attualmente in costruzione in diverse parti del mondo siano molto più efficienti e sciuri.

A 3 anni e 3 mesi dall’evento di Fukushima si può notare come i piani sul nucleare in atto al 2010 abbiano ricevuto un forte scossone; se si guarda tuttavia la situazione a livello globale i reattori dichiarati in servizio sono oggi diminuiti di sole 7 unità rispetto al 2010 mentre i reattori in costruzione sono aumentati di 7 unità. Considerando la temporanea chiusura di tutti i reattori Giapponesi la produzione totale dal nucleare (31 paesi dotati di energia nucleare: Stati Uniti 100, Francia 58, Giappone 48, Russia 33, Corea del Sud 23 e Cina che in meno di 4 anni supererà i 45 reattori) è stata di 2360 TWh nel 2013 contro i 2600 TWh del 2009.

L’articolo è stato pubblicato il 23 luglio 2014 su www.agienergia.it

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