Germania: biomasse al limite, espansione per eolico e FV, nessun piano per diffusione smart meter.
Polonia: competitività economica al centro.
Il dibattito sul capacity market e sulla sua opportunità rispetto ad un “puro” mercato europeo dell’energia è stato al centro del WEC Energy Day – Energy Strategies of Tomorrows ospitato a Berlino il 30 settembre u.s. dal Comitato Tedesco del World Energy Council. Il tema è noto e riguarda due differenti strade verso la cosiddetta transizione energetica: da un lato la visione della Commissione Europea che spinge per il perfezionamento di un mercato unico europeo in cui tutte le fonti competono tra loro, dall’altro l’esigenza e le preoccupazioni degli Stati Membri sulla sicurezza delle forniture energetiche che suggeriscono l’introduzione di meccanismi di remunerazione per capacità di riserva pronte a supportare le rinnovabili intermittenti.
Le due visioni sono emerse con chiarezza dagli interventi della sessione di apertura dell’Energy Day che ha visto la partecipazione di Gunther Oettinger, Commissario europeo all’Energia uscente, Lex Hartman, Membro del consiglio direttivo di TenneT, e Rainer Baake, Sottosegretario all’Energia del governo tedesco. Il mercato unico europeo ha bisogno di un quadro regolatorio certo e di lungo termine e di un coordinamento delle politiche energetico-ambientali dei singoli Stati Membri, ha affermato Oettinger. La priorità in termini di infrastrutture è rappresentata dallo sviluppo delle reti di trasmissione e distribuzione sia all’interno sia tra gli Sati Membri. Nel dibattito attuale c’è bisogno, quindi, di introdurre elementi di riflessione più europeisti. Ad esempio, lo sviluppo delle fonti rinnovabili (RES) può avvenire in modo efficiente solo a condizione che gli Stati Membri si coordino tra loro e sia formulato un sistema di incentivi europeo che rappresenti il punto di riferimento tanto per le politiche di diffusione delle RES promosse dai diversi governi quanto per gli investitori. Inoltre, bisogna evitare misure retroattive (es. Spagna) poiché il cambiamento ex post delle regole indebolisce la fiducia di quegli investitori, tanti a detta di Oettinger, interessati a finanziare lo sviluppo del settore elettrico europeo. Sulla stessa linea il TSO Olandese, TenneT, che ha ribadito l’importanza del rafforzamento delle interconnessioni tra gli Stati UE e ammonito sull’inefficacia di un eventuale capacity market in quanto non sarebbe comunque in grado di garantire un’adeguata riserva di potenza per il bilanciamento dei sistemi elettrici e avrebbe il grave difetto di frenarne l’innovazione. Tuttavia, non bisogna sottovalutare la sfide che la transizione energetica già sta presentando ai TSO europei impegnati a gestire sistemi sempre più complessi. Infatti, se fino a qualche anno fa gli interventi di “aggiustamento” dei gestori volti ad evitare blackout sulle reti si limitavano a tre volte in un anno, oggi la media è di tre volte in un giorno. Tale cambiamento deve far riflettere non tanto sulla capacità o meno di gestione di una tale situazione, i TSO europei sono infatti attrezzati in quanto a conoscenze e tecnologie, piuttosto sul cambiamento di paradigma in atto e le sue conseguenze in termini di operatività per le aziende.
Preoccupazioni maggiori, invece, sono state espresse dal Sottosegretario all’Energia tedesco che ha definito il capacity market uno strumento necessario per garantire la sicurezza dei sistemi energetici. Tale meccanismo, infatti, renderebbe più attraenti gli investimenti in impianti tradizionali programmabili che concorrono ad una maggiore sicurezza delle forniture interne di energia. Sebbene la Commissione Europea sia molto scettica sul capacity market, ha affermato Baake, diversi Stati Membri stanno valutando una sua introduzione, tra cui la Francia dove gli operatori del settore elettrico hanno di recente lanciato l’allarme di possibili instabilità sulla rete nazionale nel breve termine a causa della chiusura di impianti a gas naturale non considerati più remunerativi. Passando alla politica energetica tedesca, il Sottosegretario ha confermato l’obiettivo nazionale che prevede un ampliamento dell’utilizzo delle fonti rinnovabili sino al 55-60% del mix di generazione entro il 2035. Le fonti in maggiore espansione saranno il fotovoltaico e l’eolico piuttosto che le biomasse per le quali il Paese sta raggiungendo il limite massimo sfruttabile a causa di problematiche ambientali. Inoltre, la politica energetica tedesca continuerà a puntare con decisione sull’efficienza energetica in linea con la “Direttiva Ecodesign” che favorisce la diffusione di apparecchiature ad alta efficienza. La diffusione su scala nazionale degli smart meter, di contro, non rientra nei piani di breve-medio termine del Governo, ha affermato Baake.
Come conferire, dunque, una dimensione più europea al dibattito energetico partendo dalla considerazione che le sfide poste dall’odierna transizione energetica dell’Unione Europea richiedono un maggiore coordinamento tra i suoi Stati Membri?
Questo l’argomento principale della successiva tavola rotonda sulle strategie energetiche dei paesi europei moderata da Marco Margheri, Vice Presidente WEC Italia. Uno dei punti più controversi resta infatti la divergenza tra gli obiettivi della regolazione europea in tema di energia e ambiente e le differenti esigenze interne degli Stati Membri. Ad oggi le misure discusse ed adottate nei singoli paesi UE sono ancora sostanzialmente volte ad affrontare esigenze nazionali. In Francia, ha affermato Jean-Edues Moncomble, la strategia energetica in via di approvazione si focalizza principalmente sulla gestione del nucleare, il ruolo delle rinnovabili, le problematiche di sicurezza interna delle forniture e l’efficienza energetica. In Polonia, come affermato da Ilona Antoniszyn-Klik, Segretario di Stato al Ministero dell’Economia, la priorità del Governo è la crescita economica e il mantenimento della competitività del Paese. L’incremento delle fonti rinnovabili a scapito di risorse interne più competitive è una misura che il Paese non può permettersi, così come a giudizio del Sottosegretario almeno altri quindici Stati Membri non potrebbero.
Divergenze sostanziali sono emerse anche sul tema approvvigionamenti gas attraverso cui, ha ricordato il Vice Presidente Margheri, passa buona parte della sicurezza energetica “esterna” dell’Unione Europea. Infatti, se l’opzione GNL è stata definita dal Direttore di Agora Energiewende, Patrick Graichen, una valida opzione di backup per situazioni di emergenza o straordinarie, per la Polonia il Segretario di Stato Antoniszyn-Klik ha affermato che il gas naturale liquefatto rappresenta un’alternativa competitiva rispetto al gas via tubo. La Polonia, infatti, oggi sconta la mancanza di un mercato del gas e ha costi di approvvigionamento via tubo di molto superiori rispetto a quelli della Germania.
Il WEC Energy Day si è concluso con la presentazione del Segretario Generale World Energy Council, Christoph Frei, sui risultati degli studi flagship del WEC, Energy Trilemma, Issues Monitor ed Energy Scenarios 2050, che ha preceduto la tavola rotonda dal titolo “A look into the crystal ball: long-term scenarios for energy” moderata dal Direttore Esecutivo WEC Germania, Carsten Rolle. Hanno partecipato al dibattito i rappresentanti di BASF, RWE, Siemens Energy e dell’Öko-Institut presentando le proprie valutazioni e i risultati sull’evoluzione dello scenario energetico europeo di lungo termine. Gli elementi in comune definiti “game changer” possono essere riassunti in:
- tecnologie per la generazione distribuita (in particolare l’eolico);
- tecnologie per lo stoccaggio dell’energia (in particolare le batterie);
- turbine a gas alimentate con idrogeno;
- soluzioni di smart grid e smart metering;
- strumenti di analisi per l’utilizzo di Big Data.
In merito alle batterie per lo stoccaggio dell’energia elettrica è emerso un ampio consenso su una futura significativa riduzione dei costi, tuttavia non prevedibile in termini temporali, che porterà la tecnologia ad essere utilizzata anche per la gestione delle variazioni di energia nelle reti. Altro punto in comune tra le analisi presente ha riguardato l’evoluzione del prezzo della CO2 che è previsto aumentare nel lungo termine a ritmi ben inferiori rispetto a quanto auspicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia negli scenari più virtuosi di lotta al cambiamento climatico.




