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o strumento più efficiente per la lotta ai cambiamenti climatici è il pricing della CO2, questo il principale messaggio del rapporto OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) intitolato “Pricing Carbon, Policy Perspectives”.
Lo studio rilasciato recentemente dall’Organizzazione contiene un’analisi comparativa delle diverse politiche di “carbon pricing” implementate in diversi settori e Paesi al fine di valutare il loro rapporto costo-efficacia anche rispetto ad altri tipi di politiche ambientali. A livello globale, un sempre maggiore numero di Paesi ha da tempo implementato sistemi di tassazione sul carbonio e/o di scambio dei diritti di emissioni per fissare un prezzo della CO2 e ciò, secondo lo studio, è sostanzialmente riconducibile al migliore rapporto costo-efficacia di queste politiche rispetto ad altre misure. Le tariffe onnicomprensive (feed-in tariffs) e altre tipologie di sussidi presentano costi unitari di abbattimento del carbonio molto elevati, anche in ragione del fatto che il principale obiettivo di questi ultimi strumenti il più delle volte non è la riduzione delle emissioni di carbonio.
Le stime elaborate dall’OCSE sul prezzo medio della CO2 riconducibile ai vari strumenti di abbattimento delle emissioni indicano, infatti, come i costi più elevati in assoluto per tonnellata di CO2 evitata siano ascrivibili a sussidi e tariffe. Al contrario ai sistemi di scambio di quote di emissioni sono riconducibili i costi più bassi per tonnellata.
Ugualmente, nel settore del trasporto su strada il prezzo stimato per tonnellata di CO2 evitata varia notevolmente a seconda delle misure adottate, passando dagli oltre 1000 €/tonnellata di alcune politiche di sostegno ai biocarburanti, ad alcune centinaia di euro nei principali sistemi di tassazione.
L’analisi dell’OCSE sembra sostanzialmente rafforzare la posizione degli Stati Membri UE, sostenuta anche dal WEC Europa, che mira a una semplificazione del sistema dei tre obiettivi (20/20/20) adottato per il periodo 2010-2020 con la fissazione di un unico target vincolante sulla riduzione della CO2 al 2030 e una revisione dell’Emission Trading System Europeo per renderlo più efficace.
Infatti, secondo l’Organizzazione l’applicazione di strumenti per la riduzione delle emissioni di CO2 con il migliore rapporto costo/efficacia e una gestione più efficiente delle politiche fino ad oggi adottate rappresenta la priorità nel campo della lotta ai cambiamenti climatici.
L’OCSE esorta, quindi, i Paesi ad impegnarsi da subito nell’adozione e implementazione di strumenti di mercato come l’Emission Trading System (più efficienti e meno costosi) sottolineando come le azioni di mitigazione promosse fino ad oggi da molte delle nazioni firmatarie di accordi internazionali sul clima non saranno sufficienti a contenere l’incremento della temperatura terrestre media entro 2°C rispetto ai livelli preindustriali (livello che l’ONU ritiene possa evitare danni socio-economici rilevanti), salvo l’adozione successiva di misure di riduzione delle emissioni molto rapide e costose dal 2020 in avanti.
Il rapporto richiama anche l’attenzione sul ruolo degli investimenti e dei sussidi nel settore energetico mondiale: i governi stanziano un budget annuale stimato tra i 55 e i 90 miliardi $/anno a supporto dell’esplorazione, della produzione e del consumo di combustibili fossili nei Paesi industrializzati e 523 miliardi $ in sussidi al consumo nei Paesi in via di sviluppo. Queste misure se da un lato contribuiscono a dare accesso all’energia a molte popolazioni meno fortunate e favoriscono lo sviluppo delle economie del pianeta, dall’altro lato confliggono con gli obiettivi di lungo termine sulla riduzione delle emissioni di gas serra al 2050, su cui la comunità internazionale dovrebbe trovare un accordo vincolante alla Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici 2015 di Parigi.
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Fonte: OECD

